Testimonial del Salento per Flavour of Italy Travel

So di non esserne all’altezza, ma non posso che esserne infinitamente orgogliosa. Flavour of Italy Travel mi ha scelto come testimonial del Salento.
Ecco il mio invito a visitare la mia terra e il loro generoso commento su di me.

COME TO SALENTO, ITALY

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Its Sun, its sea, its wind, they’re all so well known. But Salento is so much more than this.
The sun, as it sets, stretches the dancing women shadows (you’ll really find women dancing in the streets in summer nights).
The sea leans on soft beaches, well equipped if needed, or wild and pure. The sea holds on rough
and strong rocks, as well as people from this rough and strong land.
The Wind is there to let centuries-old olives dance. New bushes born by dying trees. Olives can teach us a lot, if we look at them.
I’ll wait for you in Salento.

by Sabrina Barbante

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When she came to Dublin, to Pinocchio, to present her book, she captured all of us and the city too. “Faintly Falling” is the second novel of this Italian writer. You will love her book and her clean eyes.
http://ilrumoredellaneve.wordpress.com/

Giù, dove la gente ha un progetto

Provate ad andare in Puglia. Vedrete cose bellissime e potete farvene un’idea guardando qualunque sito turistico o googlando in immagini la semplice parola. Se c’è troppa luce, chiudete gli occhi e sentite gli odori, come farebbe Cristina e come ha fatto James nella sua Dublino. Chiudete gli occhi e mettete a fuoco l’occhio interiore di Irlandese memoria. Questo, google non potrà offrirlo, tanto meno una guida turistica.

Poi, se avete tempo e voglia, scendete più giù e arrivate nel Salento. Lo faccio sempre, non ho altra scelta, è casa mia. Ma se avessi altra scelta mi lascerei convincere comunque. Perché non è solo la terra che dà un sapore e un odore alle cose, ma anche le persone che la abitano. E il Salento sa di lungimiranza.

Facendo due chiacchiere con i ragazzi intorno ai 30 anni (o anche meno) sarà inutile cercare di parlare di argomenti quali “che lavoro fai”, “di che ti occupi”, “quali sono i tuoi sport preferiti”, “di che segno sei”. Tutto dopo un po’ riporterà ad un solo argomento e ad una sola risposata “Ho un progetto”.
Non intendo un progetto di vita o di lavoro, voglio proprio dire un progetto nel suo senso più concreto, un progetto per (o che coinvolge anche) gli altri, i passanti, gli “estranei”. Niente di umanitario, molto di politico. E se il concetto di “politico” altrove è uno spauracchio qui non lo è.

Uno studente, anche uno bravo, liquiderà in 15 minuti l’argomento dell’esame che sta preparando per passare subito al progetto di arte, cinema, politica, difesa degli animali di cui si sta occupando nelle ore (anche notturne) che restano alla sua giornata. Si potrebbe pensare “facile quando si è studenti”, ma la cosa non riguarda solo loro.

Faintly Falling è stato presentato a Lecce lo scorso 11 giugno presso Il Formicaio, un luogo messo in piedi da un gruppo di persone che, cito la loro presentazione, di fronte agli squilibri socio-ambientali propri della nostra società, hanno deciso di realizzare un progetto (appunto) volto a sviluppare nelle coscienze una profonda sensibilità ecologica e solidale.
I fondatori di questo “luogo comune” hanno altri lavori e altre attività al di fuori di questo posto, ma questo è il loro progetto. E dopo di questo ce ne sarà sempre un altro.

Faintly Falling è stato presentato da Loredana De Vitis, giornalista.  Ci siamo conosciute anni fa, proprio durante un progetto di media crossing che per diversi mesi ci ha coinvolte entrambe, assieme ad un gruppo di persone (speciali) che adesso sono in giro a cercare altre cose da creare e poi lasciare andare.  E non si contano gli altri progetti di politica e arte nei quali Loredana è coinvolta. Perché per persone di questo tipo è un po’ come se una sola vita non bastasse. Forse per ovviare alla carenza di mille vite, Loredana scrive. È autrice di reportage di viaggio (welcome to Albània), raccolte di racconti (Storie d’amore Inventato) e, notizia fresca di giornata, è vincitrice del concorso Subway-Letteratura 2011, per cui nei prossimi giorni il suo racconto “rossella e andrea. e Rossella e Andrea” sarà reperibile nelle fermate della Metro di Milano, Roma, Napoli e Torino.
Ha introdotto il dialogo tra me e Loredana Caterina Annese, coordinatrice di Filosofia in ¾, un progetto volto a portare gli argomenti filosofici fuori dalle aule universitarie.

Il capitale in denaro pare non essere contemplato fra le priorità di una terra che sembra non farsi ammaliare poi tanto dagli effimeri riflettori di una popolarità esplosa all’improvviso. Quelle luci, si sa, prima o poi si spengono e se la terra non brilla di luce propria, si spegne.

Così una persona arriva a quasi trent’anni e si rende conto che la sua terra ha ancora tanto da insegnale.
E allora io taccio e imparo.

Presentazioni di Faintly falling. Vieni?

Ultime tappe:

Lecce, sabato 11 giugno, ore 18.00
Il Formicaio, via Adua 32,
Ecco come è andata.

Dublino, sabato 14 maggio, ore 16.00
Pinocchio Restaurant,  Luas Kiosk – Ranelagh Village
Ecco come è andata.

Pisa, sabato 30 aprile, ore 16.30, presso
Sottobosco LibriCaffé (piazza San Paolo All’Orto, 3)
Ecco come è andata.

Brindisi, sabato 12 marzo, ore 17.30
Presso il circolo culturale Jonathan, Via Ponte Ferroviario, 10.
Ecco come è andata.

Milano, mercoledì 16 febbraio 2011, presso Insalate Italiane (via V. Pisani, 13).
Ecco come è andata.

Samarate (VA), sabato 29 gennaio 2011, a casa di Gaetano.
Ecco come è andata.

Dublino magnetica, intervista su 6thcontinent mag

Pub irlandese

di Luca Salvi
Foto: Alessandra Ripa

Sabrina Barbante, autrice salentina di romanzi e racconti – Ultimo fuoco, Faintly Falling -, viaggiatrice della fantasia come delle mappa geografica, in primavera è stata a Dublino.

Una parola per descrivere questa città?


«Circo. È un posto molto rumoroso dove avvengono cose non sempre condivisibili, ma che non può fare a meno di attirarti. Un’altra parola mi viene in mente, un aggettivo: magnetica.»

Perché sei andata a Dublino?

«Dovevo presentare il mio libro, Faintly Falling, che sono riuscita a vendere là anche se scritto in italiano. Per questo Dublino è circo, anzi manicomio. Un manicomio di gente pazza che capisce cosa c’è scritto in un’altra lingua.»

Dove hai alloggiato?
«In un ostello chiamato Avalon, cercando e trovando su Google un bed&breakfast nel centro della città, walking distance dal locale della presentazione, il Pinocchio Restaurant. Avalon è una struttura con punto internet wireless a fianco di una caffetteria, stanze incredibilmente spartane e bagno comune per maschi e donne. Io sono abituata a tutto quando viaggio ma c’è chi potrebbe non gradire. Con due amici e il mio ragazzo abbiamo prenotato una camerata: 18 euro a notte.»
leggi il resto dell’intervista

Interchatt’ami! Conversazione sulle Storie d’amore inventato con Loredana de Vitis

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La raccolta di racconti “Storie d’amore inventato”(2010 – ilmiolibro.it), della scrittrice e giornalista Loredana De Vitis affronta non solo sfide tematiche (rapporti tra uomini e donne, rapporto dell’individuo con il sé, rapporto della donna con la società) ma anche linguistiche. Il suo stile è stato definito rapsodico, neorealisa, moderno. De Vitis ha accettato la sfida, insolita per un romanzo di esordio, di sperimentare più registri tra cui anche quello delle chat. Lo f a in modo da confondere a volte il lettore, il quale viene sfidato dai suoi personnaggi a comprendere sino in fondo le loro storie.
Parlando di linguaggio, con “Storie d’amore inventato” i nuovi registri e anche la chat smettono di essere universi asettici e si impregnano di umanità. Loredana  carica di emotività vera anche l’incontro virtuale e lo rende letteratura.
Come omaggio alla sua scelta coraggiosa, la intervisto proprio attraverso una chat.

Sabrina: Loredana, sei connessa? vorrei intervistarti in una chat-semiseria su “storie d’amore inventato” come la vedi e quando pensi si possa fare?

loredana: ahahahah, volentieri. idea brillantissima. facciamo domani pomeriggio? dopo le 16 sono a casa tranquilla

Sabrina: meglio pausa pranzo. per me anche oggi dopo le 17, se va bene per te

loredana: allora, oggi riunione udi (tra poco). domani non ho pausa e poi vado a fare una puntura alla martha (il suo gatto n.d.r)

Sabrina Barbante: azz, giornataccia. dopo la riunione? se quando finisci mi fai uno squillo, ci prendiamo un bicchiere di birra a distanza e la facciamo stasera

loredana: ah perfetto

[09/02/2011 21.37.06]
sabrina: quando vuoi

loredana: sono qui, dammi tre minuti. eccomi. allora, sono curiosa di capire la tua idea…

Sabrina: per me siamo in già in intervista :) , sei a casa comodamente seduta a sbevacchiare un tè?

loredana: sono sulla mia nuova sedia davanti alla mia scrivania nuova disegnata da me. sto scaldando il forno. una ciambella mi attende

Sabrina: sedia nuova…. scrivania nuova, stai scrivendo vero?

loredana: sì

Sabrina: cosa, se non sono indiscreta? (ti sto intervistando, devo essere indiscreta)

loredana: un racconto e un romanzo, diciamo a giorni alterni…

Sabrina: Però. ti tieni impegnata. Bene. senti, ma anche per i personaggi di “Chatt’ami, ti prego Chatt’ami” uno dei racconti di “Storie d’amore inventato” era così difficile rintracciarsi in chat? o erano un po’ più nerd di noi?

loredana: lui e lei si incontrano in un mondo virtuale. hanno le stesse abitudini. la notte, soprattutto. e poi ci sono in ballo emozioni fortissime, tutta pancia. sicuramente si trovavano molto più facilmente di noi

Sabrina: ma tu hai mai avuto una storia che pur nascendo dal virtuale (non so, dalla chat) ti porta ad emozioni “a tutta pancia?”

loredana: beh non la metterei in questi termini. diciamo che ho capito (con più d’una persona, in realtà) che la comunicazione in chat è un altro… livello di comunicazione. facci caso: è così anche se frequenti una persona ogni giorno. i due personaggi sono diversi quando entrano in chat. si incontrano ogni giorno nella realtà. la chat ha un altro livello.

Sabrina: un altro livello… superiore o inferiore di coinvolgimento?

loredana: diverso, più mentale forse

Sabrina Barbante: parallelo?

loredana: non direi, attiva altri canali. la mente va dove vuole. mi viene in mente una canzone “sinapsi elettrochimiche catene sequenziali di acidi nucleici mi parlano di te…”

Sabrina: ma non era più chiaro e semplice dire “e la luna rossa me parla e’ te”?

loredana: ahahhah

Sabrina: scusa, banale come al solito, non riesco ad andare oltre l’ovvio. ma l’ovvio è così splendidamente vicino e poetico no è vero? credo sia per questo alcuni tuoi racconti mi hanno, come dire, “attraversata” più degli altri

loredana: potrei raccontarti qualcosa di più indiscreto se vuoi

Sabrina: sì, vai nell’indiscreto!

loredana: mettiamola così. caso 1- io e lui a distanza. in chat splendido, dal vivo quasi ovvio. caso 2- io e lui nella stessa città, ci vediamo ogni giorno, in chat riesco a confessare cose che non gli avrei detto in faccia neanche pagata. ti basta come indiscrezione? ;-)

Sabrina: beh, persone perdutamente banali come me direbbero che è la comunicazione facilitata di quando non si ha una cosa forte come gli occhi lì davanti a te…

loredana: è una possibilità, ma nel primo caso, ci siamo poi visti ed era meno del meno del meno che immaginavo… come “livello emotivo” intendo. nel secondo altissimi livelli emotivi, solo miei. insomma, non c’è una regola.

Sabrina: adesso mi interessa sapere se e come l’Ovvio, che io amo così tanto, entra nelle tue storie e nei tuoi racconti… [e qui immagino le due arcate sopracciliari di Loredana avvicinarsi in maniera interrogativa]

loredana: intanto direi che questo termine va precisato in qualche modo. come lo intendi? cos’è ovvio? io credo nulla. o forse solo quello che si pensa lo sia.

Sabrina: cosa è ovvio per te?

loredana: mangiare ogni giorno?

Sabrina: cerco di riformulare la domanda: Tra i personaggi di cui hai parlato nelle tue “Storie d’amore inventato” ce n’è uno che esce in maniera irreversibile dalla tua idea di “ovvio”? Qualcuno nel quale in nessun modo potresti mai riconoscerti, se non per le sue azioni o esperienze ma per il modo di viverle

loredana: vediamo… un personaggio in cui proprio non potrei riconoscermi… forse sono in tutti. solo che ho fatto scelte. molti di loro, invece, non ne fanno. cecilia sì, nell’ultimo racconto. Lei sceglie ma lo fa perché “costretta”, diciamo… ecco, direi che mi sento circondata da persone che trovano difficilissimo scegliere e ne ho raccontate alcune.

Sabrina: anche la scelta di “togliersi gli occhiali” e non vedere? Ecco, quella scelta (non tua, ma di uno dei tuoi personaggi) mi ha molto incuriosita (racconto “il minore dio creatore”). lei decide di abbandonarsi, almeno per una sera, alla sua miopia.

loredana: “un trucco geniale”, non proprio una scelta

Sabrina: già. una sorta di “protesta”? e se sì, a cosa? molti personaggi (tuoi) e molte persone (in genere), scelgono di non vedere la realtà e abbandonarsi alla propria miopia. Basti pensare a tutti quelli/quelle che inventano la propria storia d’amore e non hanno un’idea reale della situazione, della persona da amare ecc. Eppure lei, il tuo personaggio, non appare come una di queste persone di cui sopra. La sua scelta di non vedere a me come lettrice appare… smart. Intelligente. un chiaro segno di protesta. Come dire: “Nulla di tutto questo è abbastanza interessante, quindi mi tolgo gli occhiali”.

loredana: allora c’è un passaggio nel racconto che è molto chiarificatore: “quello che ho intorno non posso cambiarlo veramente…”. questa tecnica è una forma di protesta sì, ma anche una specie d’atto di consapevolezza, perché ha capito che è proprio lei a cacciarsi in situazioni alienanti… il caso delle storie d’amore è un po’ diverso. è normale non avere perfettamente il polso della situazioni. se ce l’hai, in genere è perché non sei proprio “coinvolto”. illudersi fa parte del gioco. ma scommetto che esiste autenticità, ancora da qualche parte possiamo averla

Sabrina: Torniamo su un punto per me dolente (ci siamo passate già nel corso di infinite discussioni e anche alla tua presentazione a Milano): ma tu, avresti mai potuto cambiare il mondo e non lo hai fatto perché dovevi fare il bucato? (riferimento al racconto “questa è da bruciare”)

loredana: è durata poco quella fase. l’ho cambiato. sono un po’ “pesante”, mi dicono… io ho risposto così: “Io non posso, non posso, non posso. E non voglio, non voglio, non voglio. Vogli’anzi esser più pesante, più pesante, più pesante, pesante da rompere la crosta, da andare a fondo” http://www.loredanadevitis.com/it/fin-nel-nucleo-fin-nel-perche/

Sabrina : tu pesante, io noiosa… ‘nnamo bene. belle parole, comunque. molto belle. well, dear, la mia intervista si chiude qui. grazie di cuore.

loredana: grazie a te

Sabrina: Devo raccogliere il bucato. (sai, non puoi salvare il mondo se non hai addosso biancheria pulita e stirata).

loredana: certo, non sì può :-) .

ho “Carta Bianca”, su Lombardia Channel

Intervista del 21 febbraio 2011

Faintly Falling sul Corriere

Marcia del 13 febbraio 2011 – uno slogan da destrutturare e capire

Se non ora, quando? Ma come continua questo slogan? Capirlo è il solo modo per rispondere alla domanda.

Presumibilmente “Se non ora – che siamo arrivati ad un punto così basso dell’immagine della donna in Italia – quando – dovremmo scendere in piazza?”

Dopo aver compreso l’urlo di questa manifestazione, splendida nella sua riuscita e per il tipo di contenuti che ha saputo trasmettere, vorrei destrutturarlo con l’aiuto di una delle donne giovani che erano in marcia nelle piazze e sui palchi a parlare di politica.

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Il rumore della neve

Faintly Falling - il rumore della neve, è null’altro che il mio secondo romanzo.
I personaggi hanno bussato alla mia porta un anno e undici mesi orsono e hanno iniziato a raccontarmi confusamente le loro storie.
Io dovevo solo ascoltare e dare un senso, un percorso logico. Forse non ci sono riuscita ma un giorno James, Laura e Cristina mi hanno detto “Va bene così, questa è la nostra storia”.
Anche in questo caso ho dato loro retta.

James Joyce è un’ombra che attraversa tutto il romanzo. Mentre lo fa, guarda sornione il lettore, quasi a voler dire “scemo chi legge” (almeno, lo ha fatto con me mentre scrivevo, dicenomi con gli occhi quasi ciechi “scemo chi scrive”).
Perchè sapeva bene che avrei potuto scrivere mille e mille pagine, ma mai avrei raggiunto la perfezione poetica degli ultimi quattro devastanti versi di “The dead” in Dubliners. Aveva ragione, ma va bene così. Con James (Joyce) e con quel racconto considero il conto chiuso e saldato.

E’ possibile acquistare Faintly Falling

Online
- su ilmiolibro.it
- su lafeltrinelli.it

Oridinandolo presso tutte le librerie
Feltrinelli d’Italia

Odeur de Nice

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