Questa presentazione richiede JavaScript.
La raccolta di racconti “Storie d’amore inventato”(2010 – ilmiolibro.it), della scrittrice e giornalista
affronta non solo sfide tematiche (rapporti tra uomini e donne, rapporto dell’individuo con il sé, rapporto della donna con la società) ma anche linguistiche. Il suo stile è stato definito
neorealisa, moderno. De Vitis ha accettato la sfida, insolita per un romanzo di esordio, di sperimentare più registri tra cui anche quello delle chat. Lo f a in modo da confondere a volte il lettore, il quale viene sfidato dai suoi personnaggi a comprendere sino in fondo le loro storie.
Parlando di linguaggio, con “Storie d’amore inventato” i nuovi registri e anche la chat smettono di essere universi asettici e si impregnano di umanità. Loredana carica di emotività vera anche l’incontro virtuale e lo rende letteratura.
Come omaggio alla sua scelta coraggiosa, la intervisto proprio attraverso una chat.
Sabrina: Loredana, sei connessa? vorrei intervistarti in una chat-semiseria su “storie d’amore inventato” come la vedi e quando pensi si possa fare?
loredana: ahahahah, volentieri. idea brillantissima. facciamo domani pomeriggio? dopo le 16 sono a casa tranquilla
Sabrina: meglio pausa pranzo. per me anche oggi dopo le 17, se va bene per te
loredana: allora, oggi riunione udi (tra poco). domani non ho pausa e poi vado a fare una puntura alla martha (il suo gatto n.d.r)
Sabrina Barbante: azz, giornataccia. dopo la riunione? se quando finisci mi fai uno squillo, ci prendiamo un bicchiere di birra a distanza e la facciamo stasera
loredana: ah perfetto
[09/02/2011 21.37.06]
sabrina: quando vuoi
loredana: sono qui, dammi tre minuti. eccomi. allora, sono curiosa di capire la tua idea…
Sabrina: per me siamo in già in intervista
, sei a casa comodamente seduta a sbevacchiare un tè?
loredana: sono sulla mia nuova sedia davanti alla mia scrivania nuova disegnata da me. sto scaldando il forno. una ciambella mi attende
Sabrina: sedia nuova…. scrivania nuova, stai scrivendo vero?
loredana: sì
Sabrina: cosa, se non sono indiscreta? (ti sto intervistando, devo essere indiscreta)
loredana: un racconto e un romanzo, diciamo a giorni alterni…
Sabrina: Però. ti tieni impegnata. Bene. senti, ma anche per i personaggi di “Chatt’ami, ti prego Chatt’ami” uno dei racconti di “Storie d’amore inventato” era così difficile rintracciarsi in chat? o erano un po’ più nerd di noi?
loredana: lui e lei si incontrano in un mondo virtuale. hanno le stesse abitudini. la notte, soprattutto. e poi ci sono in ballo emozioni fortissime, tutta pancia. sicuramente si trovavano molto più facilmente di noi
Sabrina: ma tu hai mai avuto una storia che pur nascendo dal virtuale (non so, dalla chat) ti porta ad emozioni “a tutta pancia?”
loredana: beh non la metterei in questi termini. diciamo che ho capito (con più d’una persona, in realtà) che la comunicazione in chat è un altro… livello di comunicazione. facci caso: è così anche se frequenti una persona ogni giorno. i due personaggi sono diversi quando entrano in chat. si incontrano ogni giorno nella realtà. la chat ha un altro livello.
Sabrina: un altro livello… superiore o inferiore di coinvolgimento?
loredana: diverso, più mentale forse
Sabrina Barbante: parallelo?
loredana: non direi, attiva altri canali. la mente va dove vuole. mi viene in mente una canzone “sinapsi elettrochimiche catene sequenziali di acidi nucleici mi parlano di te…”
Sabrina: ma non era più chiaro e semplice dire “e la luna rossa me parla e’ te”?
loredana: ahahhah
Sabrina: scusa, banale come al solito, non riesco ad andare oltre l’ovvio. ma l’ovvio è così splendidamente vicino e poetico no è vero? credo sia per questo alcuni tuoi racconti mi hanno, come dire, “attraversata” più degli altri
loredana: potrei raccontarti qualcosa di più indiscreto se vuoi
Sabrina: sì, vai nell’indiscreto!
loredana: mettiamola così. caso 1- io e lui a distanza. in chat splendido, dal vivo quasi ovvio. caso 2- io e lui nella stessa città, ci vediamo ogni giorno, in chat riesco a confessare cose che non gli avrei detto in faccia neanche pagata. ti basta come indiscrezione?
Sabrina: beh, persone perdutamente banali come me direbbero che è la comunicazione facilitata di quando non si ha una cosa forte come gli occhi lì davanti a te…
loredana: è una possibilità, ma nel primo caso, ci siamo poi visti ed era meno del meno del meno che immaginavo… come “livello emotivo” intendo. nel secondo altissimi livelli emotivi, solo miei. insomma, non c’è una regola.
Sabrina: adesso mi interessa sapere se e come l’Ovvio, che io amo così tanto, entra nelle tue storie e nei tuoi racconti… [e qui immagino le due arcate sopracciliari di Loredana avvicinarsi in maniera interrogativa]
loredana: intanto direi che questo termine va precisato in qualche modo. come lo intendi? cos’è ovvio? io credo nulla. o forse solo quello che si pensa lo sia.
Sabrina: cosa è ovvio per te?
loredana: mangiare ogni giorno?
Sabrina: cerco di riformulare la domanda: Tra i personaggi di cui hai parlato nelle tue “Storie d’amore inventato” ce n’è uno che esce in maniera irreversibile dalla tua idea di “ovvio”? Qualcuno nel quale in nessun modo potresti mai riconoscerti, se non per le sue azioni o esperienze ma per il modo di viverle
loredana: vediamo… un personaggio in cui proprio non potrei riconoscermi… forse sono in tutti. solo che ho fatto scelte. molti di loro, invece, non ne fanno. cecilia sì, nell’ultimo racconto. Lei sceglie ma lo fa perché “costretta”, diciamo… ecco, direi che mi sento circondata da persone che trovano difficilissimo scegliere e ne ho raccontate alcune.
Sabrina: anche la scelta di “togliersi gli occhiali” e non vedere? Ecco, quella scelta (non tua, ma di uno dei tuoi personaggi) mi ha molto incuriosita (racconto “il minore dio creatore”). lei decide di abbandonarsi, almeno per una sera, alla sua miopia.
loredana: “un trucco geniale”, non proprio una scelta
Sabrina: già. una sorta di “protesta”? e se sì, a cosa? molti personaggi (tuoi) e molte persone (in genere), scelgono di non vedere la realtà e abbandonarsi alla propria miopia. Basti pensare a tutti quelli/quelle che inventano la propria storia d’amore e non hanno un’idea reale della situazione, della persona da amare ecc. Eppure lei, il tuo personaggio, non appare come una di queste persone di cui sopra. La sua scelta di non vedere a me come lettrice appare… smart. Intelligente. un chiaro segno di protesta. Come dire: “Nulla di tutto questo è abbastanza interessante, quindi mi tolgo gli occhiali”.
loredana: allora c’è un passaggio nel racconto che è molto chiarificatore: “quello che ho intorno non posso cambiarlo veramente…”. questa tecnica è una forma di protesta sì, ma anche una specie d’atto di consapevolezza, perché ha capito che è proprio lei a cacciarsi in situazioni alienanti… il caso delle storie d’amore è un po’ diverso. è normale non avere perfettamente il polso della situazioni. se ce l’hai, in genere è perché non sei proprio “coinvolto”. illudersi fa parte del gioco. ma scommetto che esiste autenticità, ancora da qualche parte possiamo averla
Sabrina: Torniamo su un punto per me dolente (ci siamo passate già nel corso di infinite discussioni e anche alla tua presentazione a Milano): ma tu, avresti mai potuto cambiare il mondo e non lo hai fatto perché dovevi fare il bucato? (riferimento al racconto “questa è da bruciare”)
loredana: è durata poco quella fase. l’ho cambiato. sono un po’ “pesante”, mi dicono… io ho risposto così: “Io non posso, non posso, non posso. E non voglio, non voglio, non voglio. Vogli’anzi esser più pesante, più pesante, più pesante, pesante da rompere la crosta, da andare a fondo” http://www.loredanadevitis.com/it/fin-nel-nucleo-fin-nel-perche/
Sabrina : tu pesante, io noiosa… ‘nnamo bene. belle parole, comunque. molto belle. well, dear, la mia intervista si chiude qui. grazie di cuore.
loredana: grazie a te
Sabrina: Devo raccogliere il bucato. (sai, non puoi salvare il mondo se non hai addosso biancheria pulita e stirata).
loredana: certo, non sì può
.