“Yes, we can” – ora la sfida è dimostrarlo

DI SABRINA BARBANTE tratto da www.testatealmuro.it

Dopo le discussioni sul colore, sul genere, sulle origini, dopo aver sottolineato le differenze tra l’esperienza in Vietnam e la speranzosa inesperienza (sempre ammesso che il curriculum politico di Obama possa essere definito inesperienza), dopo le discussioni su aborto, sogno americano, razzismo e idealismi vari, gli Stati Uniti hanno scelto. E hanno scelto Obama.
Il Nord Est del Paese gli è rimasto fedele, ma questo lo si poteva immaginare. La speranza della sua vittoria si è definitivamente rafforzata quando anche la Pennsylvania ha scelto il quarantasettenne dell’Illinois. La matematica ha sancito infine il riscontro definitivo quando, alla scelta democratica dell’Ohio, dell’Iowa e della Florida si sono aggiunti gli stati della West Coast (California, Nevada, Washington e Hawaii).

«In America tutto è possibile» ha affermato il neo eletto presidente poco dopo la vittoria (anche se di fatto la sua presidenza e l’insediamento alla Casa Bianca entrerà in vigore a gennaio).
Forse è vero; ma la cosa divenuta improvvisamente possibile grazie al senatore mulatto non è tanto il fatto che dopo 232 anni di indipendenza proprio “uno come lui” sia riuscito a diventare presidente. La novità che gli Stati Uniti hanno visto è la corsa alle urne di un enorme numero di latino americani e di giovani.
Hanno votato con un vero senso di speranza e appartenenza ad un paese in crisi. I porta a porta degli universitari sostenitori di Barack sono continuati sino a pochi minuti prima della chiusura dei seggi. Alcuni giovani dell’Illinois, fortezza indiscussa del senatore Obama, si sono iscritti ai seggi di stati come il New Hampshire perché consapevoli del fatto che proprio lì poteva giocarsi la differenza, o palesarsi l’eventualità di una sconfitta.

Ora l’America ha una speranza precedentemente perduta, e per un po’ potrà giustamente godersela. Ma adesso, dopo la grande festa e gli show elettorali tipici delle elezioni made in USA, si torna al concreto. Se è vero che per realizzare i sogni bisogna svegliarsi, il sogno americano adesso necessita di una campana di allarme che funga da sveglia, perché i progetti promessi e pronosticati non sono bazzecole.

Ora Barack Obama deve poter realizzare il suo progetto di un sistema di tassazione mirato a diminuire il deficit, e la politica di tagli alle spese federali. Dovrà portare a compimento i suoi progetti di supporto all’ l’istruzione pubblica e forse dovrà anche tener fede al proposto  aumento di stipendio (con “premi”) agli insegnanti. Rivoluzionario, per gli Usa, è il suo programma di previdenza sociale, con la nascita di un sistema sanitario che fornisca assistenza a tutti i cittadini e che permetta di scegliere tra sanità pubblica e privata.

Il neo eletto presidente è favorevole al ritiro immediato e scaglionato delle truppe americane, per cui ha già votato in diverse occasioni, ed è contrario all’uso della forza militare contro l’Iran .
Questi, in linea di massima, sono i punti focali del suo programma e presumibilmente, al di la di tutta la filosofia mediatica che se ne è fatta, il motivo per cui è stato eletto.
Si tratta di progetti ambiziosi anche e soprattutto sul piano economico; Obama è anche un oppositore dell’influenza delle lobby , che, secondo i resoconti dei sondaggi pre elettorali,hanno votato in gran parte per il suo avversario. In un periodo di enorme crisi per gli Usa (e non solo), la sfida risulta più che complicata, e il fatto che le aspettative siano alte può essere un’arma a doppio taglio.

Se è vero che “yes, we can“, sta ora a lui, al suo establishment e a tutto il Paese, poterlo e doverlo dimostrare.

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Un pensiero su ““Yes, we can” – ora la sfida è dimostrarlo”

  1. e si pensi alla drammaticità del fatto che…volente o nolente…siamo legati al loro destino..economico e non..
    rabbrividiamoooo!!!

    sorvolando sui facili entusiasmi del caso…
    sapendo bene…che la virata di un bastiimento…
    è lenta..pesante…e rischiosa…
    e nonostante il mio infinito pessimismo nei confronti della politica americana…
    credo che qualcosa si sia smosso…
    forse hanno capito..che non si può continuare su questa strada…chissà..

    quello che ne scaturirà …sarà senza dubbio migliore di ciò che è stato…

    piano piano…..ripeteva mia nonna…

    e noi qui…piccola appendice perforata dell’america…
    a sperare..e scongiurare….

    M.

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