The Serbian Wedding

1174611_10201951787259109_216233733_nL’estetica della sacca western

‘Partire è un po’ morire’ è un motto che ha una qualche credibilità solo quando ci si ostina a viaggiare da sole con una sacca al posto del trolley. Maria Perosino, autrice di Io Viaggio da Sola,(Einaudi) ha scritto una grande verità: l’invenzione del trolley è, nella scala della lotta per l’emancipazione, al pari del diritto al voto.

Poi c’è chi, all’eleganza di chi gestisce agilmente il suo bagaglio, preferisce l’epica del western. Io, anche per andare in Serbia al matrimonio del mio amico barese e della sua fidanzata di Novi Sad, ho scelto la mia sacca da viaggio. Piccola, pesante, difficile da gestire.

Le tempistiche mi sono sfuggite di mano

Il matrimonio dura un giorno. Ma io vivo a Sud, devo passare per Milano. E per cercare coincidenze particolarmente economiche devo restare un giorno all’andata e uno al rientro a Milano, ospite di un’amica. E per le coincidenze economiche, eccomi che parto infrasettimanalmente per l’espatrio. Arrivo in Serbia due giorni prima del grande evento e mi fermo a Belgrado. Consuntivo dei giorni di assenza per un giorno di matrimonio pari a 7.

A Belgrado
trovo, l’autunno (sole, vento freddo, sera di pioggia), una città con spazi condivisi da giovani della generazione 2.0 e anziani deli tempi del Maresciallo TIto.
Trattasi del meraviglioso Kalemegdan, dove la gente gioca a scacchi, si bacia, legge, guarda la città dall’alto.
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Mangiare e bere

Il vino non è un gran ché, il cibo vegetariano nei locali non molto saporito per un’italiana del sud. Azzardo la sfida della Rakija, distillato superalcolico simile alla vodka e al brandy. Alcol che oscilla dal 40% al 60% (se fatto in casa). Perdo il primo round, il mio fegato non ce la fa.

Dopo un giorno e mezzo di chiacchiere con i ristoratori in inglese e con i venditori di pannocchie in tedesco, prendo il pulman più serbo del mondo per Novi Sad. Due ore tra enormi campi di grano con gente che mi scandisce quante fermate mancano per arrivare a destinazione. E mi rilasso come quando so che nulla di male mi può accadere.

Novi Sad, sorpresa inattesa. Vivace, piena di movimento ed eventi. Vicoli stretti colmi di locali pop, rock, folk… e pop-rock-folk.

Rakija, anche qui, la cosa migliore da bere. (Non male anche la birra Jelen, meno interessante e un po’ più acquosa la LAV. Ma dipende dai gusti).
Inizio a capire che me ne andrò sobria dalla Serbia. Anche perchè l’onnipresente aglio&cipolla e salsine aglioecipolla delle -poche-alternative veg non hanno fatto bene al mio stomaco per quanto sia a prova di viaggiatrice compulsiva.
I miei compagni di viaggio incontrati a Novi Sad fanno onore all’italico fegato, io non ce la posso fare e me ne vergogno un po’.

E poi c’è il matrimonio, ma questa è un’altra storia da raccontare.

Intanto, se vi capita di passare da Belgrado, evitate l’hotel Royal, Kralja Petra 56, Stari grad (una singola, circa 25 euro a notte, colazione – mediocre – inclusa). A meno che non abbiate nulla contro gli acari, sappiate gestirvi spazi meno che angusti, sappiate convivere con cadaveri dei tempi del dopoguerra appoggiati un attimo nell’armadio.

Se passate da Novi Sad, invece, non vorrete mai più lasciare l’hotel Panorama, Futoška 1a (una singola, circa 31 euro a notte, colazione – ottima – inclusa). Soprattutto dopo due notti nel Royal di Belgrado, apprezzerete la grandezza e comodità del letto, la doccia moderna con getto da più direzioni (vabbé, a me faceva il solletico, usavo il getto unico), la TV saltellitare da cui vedere le puntatde dei Simpson in inglese per tutta la notte, la colazione che ti mette a posto per metà giornata.

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