Amici raminghi e storie patchwork

NYC 2Appena si guarda in faccia alla realtà, nella vita, si capiscono tre cose:
– l’amore è eterno siché dura
– quello era proprio un capello bianco, non biondo, e non ti stai trasformando in Shakira
– il fatto che ‘viaggiare non è solo una questione di distanze’ non è sempre vero.

Arrivano quei giorni in cui il girovago compulsivo ha bisogno di sapere in maniera tangibile che l’altrove esisite ancora. Che è lì che lo aspetta, che non si dissolverà come la neve.

Un consiglio per chi si trova in questa situazione di momentanea impossibilità di spostamento, dovuta a cose transeunti e di poco conto come il lavoro, l’affitto, i figli ecc., è quello di chiedere aiuto e soccorso ai propri amici e conoscenti che sono via per qualche motivo.

NYCHo conosciuto Giuseppe mentre ero in coda per cercare di uscire dall’aeroporto di JFK un anno fa.
Lui cercava di raggiungere Manhattan per finire di scrivere un romanzo, io per i miei soliti problemi di gestione della geografia della mia vita.
Quando hai le mani occupate dai bagali e non puoi smanettare su tablet e smart-phone per occupare l’attesa, bisogna fare cose strane, tipo interagire con le persone.
A me è capitata la fortuna di incontrare Giuseppe, che ora è nuovamente a NYC dopo un anno e risponde alla mia richiesta di soccorso mandandomi immagini (quelle che vedete in questo articolo). E il mio M.A.D si placa del 20%.

Poi ci sono Monica e Anna Maria, la prima a Londra a portare uragani e tempeste (che per tutti è San Giuda, ma per me si chiama Monnalisa) e la seconda in giro per il mondo a vedere mostre, teatri, insegnare a tutti come si vive con incredibile classe pur muovendosi da mesi con lo stesso bagaglio capsulare.
Leggo i loro saluti su un gruppo ‘I’m Free’ di Facebook e capisco che l’altrove c’è ancora. E grazie a loro ha persone interessanti da vedere e da conoscere.

Poi c’è Desirée, che porta il suo libro ‘Il Traffico degli Invisibili‘  ovunque nel mondo, in attesa che qualcuno in Italia riesca a scrivere correttamente il suo nome e cognome. Proprio oggi lei, senza neanche saperlo, mi ha fatto pensare che è indecente che ancora io non abbia visto Sarajevo.

E poi c’è Giulia, la mia piccola rossa senza bavaglio, che con poche pillole descrive il suo arrivo a Ottawa:
‘Tipa dell’immigrazione che ti guarda in faccia e ti chiede “ma lei, il biglietto aereo, come l’ha pagato?” E tu, che in millesimo di secondo hai già pensato ad almeno 10 risposte strafike, devi ripiegare su qualcosa di banale. Se sono consentite le domande del cazzo dovrebbero esserne consentite anche le risposte! (impossibile non amarla)

Messi tutti insieme sarebbero i perfetti personaggi di un romanzo. Pezzi di vite raminghe, ingredienti ottimali per saga patchwork.

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