Islanda. Elfi in protesta

elfi (3)Ognuno protesta con quello che può e con le motivazioni che più stanno a cuore.
Alla causa ambientalista in particolare, oltre alle basi comuni su scala mondiale, ogni area del mondo e anche ogni singolo individuo aggiunge la protezione di qualcosa che fa parte del proprio vissuto e del proprio passato. E del proprio presente, ovviamente.
Partendo da questo assunto, aggiungendo la considerazione che ‘altrove le cose importanti sono altre’, non sarà difficile capire come mai in Islanda si protesta – in maniera serissima – anche per proteggere gli elfi.

A circa 10 minuti della capitale Islandese Reykjavík c’è un posto chiamato Gálgahraun lava field (come ogni parola islandese, si pronuncia meglio di come si scrive).
Qui, da giorni, un gruppo di ambientalisti si accampa tra le rocce vulcaniche, l’erba e i rovi di questo paesaggio decisamente spettacolare, per protestare contro il progetto di costruzone di una strada che rischia di rovinarlo in maniera irreversibile.
Secondo il progetto, gestito dalla Road and Coastal Administration e finanziato dalla municipalità di Garðabær, l’area verrebbe divisa in quattro sezioni per veicolare il traffico e facilitare i flussi dalla penisola di Álftanes dove, oltre al rustico del presidente Islandese, vi è un borgo di 2.600 anime.

lava-field-eldhraun_psIl gruppo di protesta, gli Hraunavinir, o “Friends of the Lava,” ritengono che i benefici di questa strada sarebbero azzerati dai danni causati al paesaggio e alla costa. Ragnhildur Jónsdóttir, una dei portavoce della protesta, sottolinea che verrebbe inoltre compromesso l’habitat di alcune specie di uccelli e della flora locale.

Ora, sin qui, sembra una ‘normale’ protesta contro il gigante del progresso (o del regresso, a seconda dei punti di vista), probabilmente destinata ad essere una battaglia persa almeno mediaticamente, sotto i colpi delle definizioni di terroristi-comunisti-untori di peste bubbonica-black clock-no global e tutta una serie di altre parole che in Italia si usano senza conoscerne il significato.

MA….
1 – non siamo in Italia ma in Islanda
2 – l’altro elemento ‘forte’ delle motivazioni della protesta sono gli elfi.

Non sono pochi gli Islandesi che credono che in quest’area (come in diverse aree di questo paese) vivano elfi e altre specie non umane, e temono le nefaste conseguenze della distruzione del loro ambiente. Jónsdóttir, che per altro gestisce un ‘giardino di elfi’ nelle vicinanze (o huldufolk [hidden people]), asserisce che alcune formazioni di rocce più antiche sono senza dubbio ‘Chiese di elfi’. Queste sono collegate attraverso dei giochi di luce ad altre chiese analoghe e pare che se una viene distrutta per cause non naturali o comunque non necessarie, potrebbero accadere Gálgahraun (cose molto brutte).

Per quanto possa sembrare estremo (e per alcuni risibile [ma non per me]) quanto temuto da Jónsdóttir, l’argomento degli elfi non è così assurdo in Islanda, dove un’indagine di pochi anni fa attesta che oltre il 50% della popolazione crede nella loro esistenza.
Se si considera che la stessa parola inglese Elf, anticamente alfar , secondo alcuni studiosi (come Jaqueline Simpson, professoressa all’Università di Chichester, Centro di studi sul Folklore del Sussex), apparve per la prima volta con i poemi Vichinghi nel 1000 AC, si capisce quanto questi esseri siano radicati nella cultura locale.
E sono sopravvissuti a tutti i tentativi della storia di farli sparire.
Sono sopravvissuto alle demonizzazioni ecclesiastiche, le stesse che hanno portato a farci credede che Satana appaia come un caprone, guarda caso animale sacro per il folklore del Nord Europa.
Sono sopravvissuti alla spinta razionalistica della nuova religione, quella della produzione, del denaro, del consumo e del progresso. Insomma, la religione che nega gli elfi per costruire le strade.

Anche le persone più ‘razionali’, parola della quale a me stessa sfugge l’esatto significato, libere di non credere agli elfi, di certo capiranno la paura di perdere parte della propria identità (custodita dai luoghi), solo per costruire una strada.
E daranno più facilmente adito a quanto aggiunge Jónsdóttir:
“Se fosse solo una vecchia matta che parla dei suoi amici immaginari, non avrebbe importanza e tutti ci rideremmo su. Ma se persone per migliaia di anni parlano della stessa cosa, questa cosa va oltre la follia di una vecchia. E diventa parte di una nazione’.

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