la fenomenologia delle zingarate

di Nadia Cairo. Photos by ©francesco pettinato
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 *nel pezzo, la sigla ndd vuol dire: nota della dattilografa, che sarei io. Nadia mi ha scritto questo pezzo a mano… tenerezza! ❤ [vedi prova fotografica nella galleria di fianco]

Giovanna, ottantenne energica e piena di vita, ha appena finito di raccontarmi che va a Venezia dalla figlia avvocata – quella noiosa con la puzza sotto il naso cui ha cercato di spiegare con tutte le forze che la vita è fatta di attimi, di brividi… ma lei proprio niente. Quella ha preso tutto da suo padre! -Aggiunge sorridendomi.
Va a presentarle il suo nuovo compagno: un sessantacinquenne che non ha nemmeno un terzo della sua grinta…
La guardo e sorrido. Le persone come lei si incontrano solo in treno… e sono proprio loro che mi fanno amare il treno!!!
E mentre un frecciabianca mi accompagna della mia ennesima Zingarata ai confini della penisola, provvidenziale ed allettante arriva la proposta della mia amica Lariccia (io, Sabrina – ndd)

…CHE POI, SE PROPRIO NON SAI COME IMPIEGARE LE PROSSIME DODICI ORE DELLA TUA VITA, POTRESTI SEMPRE SCRIVERE UN PEZZO SUL CONCETTO DI ZINGARATA
(ché, parliamoci chiaro, noi del Sud dobbiamo il nostro talento letterario alla forma dell’Italia ed alle ore che dividono la fine della terra al resto d’Europa. – ndd) 

Ed eccomi qua, a cercare di spiegare cosa mi prende quando, una mattina mi sveglio e il caffè ha un sapore più buono del solito, il mio riflesso nello specchio mi sembra quello di Charlize Theron alla notte degli Oscar nonostante il mascara sbavato e i capelli arruffati. E nulla sembra impossibile.

Quella mattina sa di Zingarata in vista. Una di quelle giornate in cui esci per andare al lavoro e a fine giornata ti ritrovi a 700km da casa, perchè sul tubo (youtube nel nostro gergo, ndd) hai trovato una sagra con un nome ridicolo durante la quale danno fuoco ad un tizio che balla con indosso un improbabile costume ignifugo. (Ballo della pupazza, una faccenda che si svolge nel corso di una sagra abruzzese in autunno – ndd).

Il vero zingaro di solito si circonda dei suoi simili. Amici così folli che anche senza il minimo preavviso si lasciano trascinare dall’assurdità della cosa e non fanno domande. Parola d’ordine: IMPROVVISARE.

Una Zingarata che si rispetti non si organizza; luogo e ora della partenza sono generici e approssimativi… gli zingari prima o poi si incontrano e confidano nel destino e nella buona stella.

©francesco pettinato
©francesco pettinato

Non esistono tabelle di marcia, orari di arrivo, check in programmati. E l’unico motivo per cui uno zingaro non è mai in ritardo è perché non c’è nessuno che lo aspetta. Come l’aglio per i vampiri [e per Nadia – ndd], come la criptonite per Superman e la perdita delle verginità della figlia per un padre del Sud, l’incubo di ogni zingaro degno di questo nome è la ‘lonely planet’. Solo a scriverlo ho paura che il foglio bruci per auto combustione.
Una volta lì, ci penseranno gli autocntoni a farti da guida… e non solo. Quello che distingue una Zingarata da un normale viaggio infatti sono i rapporti interpersonali che si instaurano. Si torna a casa lasciando un pezzo di cuore in giro per il mondo.
L’atteggiamento da ‘scusa ma sono arrivata senza sapere come e non siamo nemmeno certi di sapere dove di troviamo ma siamo divertenti e zingari’ (un po’ come a suo tempo e a suo modo fece Biancaneve, per capirci… – ndd) travolge piacevolmente il mal capitato che ancora non sa in chi o cosa si è imbattuto e si ritrova arruolato in qualità di aspirante zingaro.
Autoctoni di tutto il mondo, state attenti! dopo aver incontrato uno zingaro non si torna indietro. Li distinguete perché sulla confezione c’è scritto ‘tenere il più vicino possibile ai bambini, danno meravigliosamente dipendenza’.
Con amore, per lamiariccia ❤

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