Che cosa hanno in comune i Macaron e la Gioconda?

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Ci risiamo, e stavolta non è neanche colpa di Napoleone.
A quanto pare anche i Macaron, dolcetti tanto amati adesso anche in Italia e spacciati per specialità francese, hanno origini italiane e sono stati portati senza brevetto in Francia da Caterina de Medici nel 1500 al momento del matrimonio con Henry II. Dannazione, ridateceli insieme alla Gioconda!
Ma anche no!
La mia dose di italianofilia rivendicativa termine qui, e ritorno a quello che ho sempre creduto: se le cose appartengono davvero a qualcuno, appartengono a chi le sa valorizzare e non a chi ci inciampa dentro per caso. I Macaron non fanno eccezione.

Altra cosa che queste opere di alta pasticceria hanno in comune con le opere d’arte è il costo. Costano circa un paio di euro l’uno, ma leggendo la ricetta ho scoperto che il motivo sta nella preparazione, e sono abbastanza certa che Leonardo ci abbia messo di meno a dipingere Monna Lisa di quanto non ci metterei io o una cuoca mediamente imbranata a imitare la ricetta.

Con la raccomandazione ‘non fatelo da casa’ cerco di riassumere la faccenda:
Ingredienti: zucchero a velo+zucchero semolato+uova (cinque albumi)+acqua+farina+farina di mandorle+coloranti+farina+limoni+burro.
Tanto burro.

Preparazione meringa:
mescolate in una ciotola la farina di mandorle con lo zucchero a velo, passate poi il composto attraverso un passino (cosa è un passino??) per eliminare eventuali grumi. In un padellino aggiungere lo zucchero semolato e l’acqua, mescolare e iniziate a scaldare a fuoco lento; controllare con un termometro la temperatura dello sciroppo che dovrà arrivare a 118 °C circa . E già qui… io apro una brioscina chimica marca Eurospin e placo così la mia golosità.
Nel frattempo – ovvero mentre fate con due mani tutte le altre cose – montate a neve la metà degli albumi e quando saranno ben fermi abbassate la velocità della frusta e incorporate poco a poco lo sciroppo di zucchero. Incorporate quindi il colorante per alimenti che desiderate (o in alternativa quello usato nelle concerie cinesi per i capi di abbigliamento) e continuate a montare a neve, fino a quando la meringa si sarà raffreddata completamente e avrà un aspetto denso, liscio e lucido.
Quindi, chiamate un vicino perché voi avrete perso l’uso del braccio e aggiungete alla farina di mandorle e allo zucchero a velo i restanti albumi e mescolate con un cucchiaio di legno, fino a quando otterrete un sorta di pasta di mandorle abbastanza solida.

Dal momento che la preparazione della meringa è ancora troppo lunga, che manca ancora tutto il ripieno e che a me è già passata la fame, andatevi a leggere il resto della ricetta su Giallozafferano. 

downloadQui propongo la mia personale alternativa:

Volo Ryan o EasyJet per Parigi, soggiorno infrasettimanale di un paio di giorni e, senza neanche badare agli  Champs-Élysées , alla Tour Eiffel e al resto della città andate direttamente da Pierre Hermé con i suoi gusti strambi che vanno dalla frutta esotica al fegato d’oca. L’indirizzo è 872 rue Bonaparte – giusto a voler prendere in giro l’italiano consapevole del furto di ricetta. Oppure potete optare per Ladurée, sempre su rue Bonaparte ma al civico 72, più tradizionali ma a quanto pare un vero porto sicuro. Uno spacciatore di Macaron più economico e meno turistico si trova in 76 rue de Seine e si chiama Gérard Mulot , ottimo anche per chi, proprio come me, non ama affatto i macaron ma non disdegna la pasticceria francese e non solo. Con stessi presupposti, consigliato anche Jean-Paul Hévin in 231 rue St. Honoré, (e già l’indirizzo è sinonimo di qualità).

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3 pensieri su “Che cosa hanno in comune i Macaron e la Gioconda?”

  1. Io come avrai capito sono culinariamente parlando molto pigra. Quindi andrò a Parigi a provare 🙂
    Vengo sul tuo blog a cercare ricette adatte a casi persi come me, spero di trovarne 😉

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