3 modi per decidere dove mangiare quando si viaggia in Italia

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Uno degli aspetti più interessanti del viaggio è la parte mangereccia. Il cibo della tale o tal’altra trattoria è uno degli aspetti che più si sedimentano nella memoria di chi viaggia in Italia, che si tratti di turisti italiani o stranieri. Ma non sempre è facile decidere, tanto più quando il locale suggeritoci dal gestore dell’ostello è pieno o troppo lontano. Ecco allora tre modi per capire dove è il caso di tentare e dove forse no, sulla base della mia esperienza.

1- il nome

Volete assaggiare davvero antichi e autentici sapori locali? Bene, evitate i posti che si chiamano locanda/osteria/tugurio degli antichi sapori locali. Infatti questa nomenclatura dei locali appartiene a gestioni molto recenti che rispondono alla necessità dei clienti di assaggiare qualcosa di davvero tipico in città sempre più turistiche in cui i fast food e i supermercati da cui i ristoranti si riforniscono hanno omologato prodotti e sapori. Puntate invece ai posti da nomi un po’ anni Sessanta o Settanta tipo ristorante Europa (molto in voga nei mitici settanta) o che richiamano la toponomastica (tipo Ristorante del Duomo nei pressi di un duomo). Erano infatti metodi per facilitare il passaparola e il ritorno dei clienti, basati sulla Mnemonica, usati dai ristoratori quando non esistevano google maps e navigatori o internet. Le insegne come i nomi saranno démodé ma spesso si tratta di posti che operano da decadi e quindi dove spesso mangiano autoctoni. E questo è indicatore di qualità. IMG_1295.JPG 2- less is more

Come dicono in ammmmerica, a volte qualcosa di meno corrisponde ad avere in sostanza qualcosa di qualitativamente migliore. Se un locale indica chiaramente sul menù esposto che alcune pietanze si trovano solo in alcuni giorni della settimana, probabilmente il cibo servito è sempre fresco e ci sarà poco di congelato. La cosa vale soprattutto per il pesce. Per le verdure invece, conoscere le stagionalità dei prodotti vi sarà di certo di aiuto nella scelta del piatto più saporito e nel capire se i prezzi sono giusti. Basta uno Smart phone connesso ad internet per conoscere a quale periodo appartiene ogni verdura: tecnologia e decrescita felice, sodalizio per mangiare meglio, anche fuori.

3– vino della casa

Ho imparato una cosa: quando si chiede ‘che vino avete?’ E la prima risposta è ‘vino della casa’ conta fino a tre, poi alzati e scappa. Se non ci tengono a dire subito almeno qual è il vitigno potrebbe trattarsi di un tavernello come di un uniposca rosso sciolto in aceto. Lo piazzeranno sul tavolo incuranti del codice dei diritti del viaggiatore bevitore, che prevede la possibilità di assaggiare il vino prima di accettarlo. Come si confà ai re e regine.

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Postilla. In tutto il Sud e in particolare in Puglia e Sicilia è meglio non dire ‘sono vegetariano’ perché manderete inutilmente nel panico i gestori, quasi sempre inconsapevoli del fatto che il 70% dei piatti proposti sul menù è veg. Meglio individuare un piatto e chiedere la ricetta esatta per curiosità e accertarsi dell’assenza di soffritti di carne, dita umane, tracce di salsiccia nel sugo.

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