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3 motivi + 1 per partire con una reflex analogica

Sono esemplari pieni di immensa, inesauribile poesia!
Appartengono alla quotidianità di neanche due decadi fa, eppure esistono esemplari di genere umano alte più di un metro e settanta con diritto di voto che non le hanno mai usate e non saprebbero neanche come maneggiarle.

Sono le reflex analogiche!
Pesantissime, ci permettono di vedere le nostre foto solo dopo lo sviluppo, lungo e anche costoso.
Eppure ci sono dei buoni motivi per riprenderle in mano e portarle con noi nel prossimo viaggio. Eccone alcuni.

1 – Sono belle. 
Non mi rompete le palle con la faccenda del ‘de gustibus’. Ci sono cose belle e basta, come i vecchi quaderni in copertina monocolore, come la Vespa, come le scarpe col tacco. E come le macchine fotografiche reflex analogiche, soprattutto se fabbricate negli anni Settanta. Viaggiare con un oggetto bello rende il viaggio più bello.

2 – Fanno la differenza.

Come su accennato, un’intera generazione non sa nemmeno cosa sia e come si maneggi un rullino. Come si riavvolge, come si estrae, come si sviluppa. Conoscerlo e riscoprirlo vuol dire segnare la differenza tra ciò sanno fare i nativi digitali e ciò che sappiamo fare noi, che ci collochiamo goffamente nell’età della ragione.
Noi, che non sappiamo neanche se avremo una pensione, sappiamo usare il progresso, ma all’evenienza sappiamo anche decrescere, ricomplicarci la vita riappropriandoci della sua materialità.
Una foto è un attimo da tenere in mano, in un album e in una scatola. Non solo su un supporto elettronico.foto (2)

3 – L’attesa.
Ricordo le gite di scuola media e superiore. Quando non avevo una macchina fotografica mia, ma mio padre mi affidava una delle sue.
Era impensabile per me (per noi della nostra famiglia) viaggiare senza macchina fotografica: come andare sulla neve senza cappotto, al mare senza costume, al ristorante senza appetito.

I momenti più elettrizzanti del viaggio, anche per questi motivi, erano 3:
il giorno prima di partire, il giorno prima di tornare, il giorno dell’appuntamento dal fotografo per lo sviluppo del rullino/dei rullini.

Potevano venir fuori dei disastri di arte contemporanea (come le porcherie fotografiche del mio primo viaggio da sola, a Londra), o dei primi lavori soddisfacenti, in cui almeno si distinguevano bipedi da quadrupedi, come dopo il viaggio di lavoro a Parigi alla ricerca di ciò che resta degli antichi caffè letterari. 

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+1 – riscoperta
Quando le reflex non erano economicamente accessibili a tutti come adesso, erano una sorta di patrimonio di famiglia o personale, perché raggiunto a seguito di piccole rinunce. Averla in affidamento era una questione di fiducia. Riportarla a casa era questione di responsabilità.
Ritrovarne una nella propria cantina o in un vecchio armadio equivale a ritrovare qualcosa che un tempo era un costoso bene da custodire.

Inoltre, conosco fotografe e fotografi molto brave e bravi, forti sostenitori dell’assunto secondo cui la qualità della foto ben sviluppata sia sempre anni luce superiore a quelle stampate da scatto con analogica (ovviamente a parità di qualità della foto).

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