Archivi tag: viaggio

Un hotel dal sogno e low cost a Tampere

Quando viaggiamo cerchiamo le cose che amiamo, con il coraggio che spesso non abbiamo nelle fasi stanziali.
Molti amano il design. Chi lo ignora, imparerebbe ad amarlo se avesse la possibilità di conoscere questo mondo, anche solo sfiorandolo per sommi capi.

Il primo suggerimento di questa nuova categoria travel the designsi rivolge a chi sta pensando di fare un viaggio a Tampere, in Finlandia, o a chi ha bisogno di un ulteriore buon motivo per andarci.

Nella città di Tampere, infatti, in un ex edificio industriale è stato creato il Dream Hotel, un hotel low cost dal design nordico ed elegante.
Il nordico lo si sente nelle note di extreme white  delle camerate, nel legno naturale non laccato a vista degli spazi comuni e nelle linee semplici e pulite in ambienti compatti.

dream hotel tampere finlandia 3

 

 

 

 

 

Il progetto di rivalutazione e ristrutturazione di questo spazio rientra in un progetto di workshop collettivo organizzato nella città per la valorizzazione e il recupero di spazi da adibire a foresteria. L’alta qualità progettuale (frutto del lavoro dello studio di architettuta Puisto), il legno a basso impatto ecologico e l’assetto accogliente lo rendono papabile per il prossimo viaggio.

Diciamo pure che mi è venuta un’improvvisa voglia di Tampere e di Finlandia solo per questo hotel/ostello!

Processed with Moldiv

 

 

I costo vanno da 19 euro a persona a notte in una camerata da 16 letti ad un massimo di 59 euro per una singola.
59 anche la doppia, per un totale di 30 euro a persona a notte. Una delle soluzioni più economiche che abbia mai incontrato, soprattutto per il rapporto qualità prezzo!
Ecco il sito web. 

vero casa marzo
Su Vero Casa di marzo, anche i miei consigli su – come arredare una casa con gatti – il verde in case minuscole – rimodernare usando solo i colori


 

3 cose da ricordare di Oslo

Ho deciso di scrivere di Oslo. Nel preparare il pezzo e nelle comuni note che si buttano su carta quando si scrive un articolo, ho notato che le prime tre cose che mi sono venute in mente non sono affatto cose che di solito si associano subito ad Oslo o alla Norvegia. L’elenco delle prime tre cose che ricordo dei miei 10 giorni a Oslo contiene: scultura, co-working, pane nero.

Come nasce un articolo, sveliamo i trucchi del mestiere! 😉 #oslo, #travel #blog, #work.

A post shared by sabrina (@sabrina_barbante) on

Scultura: se dico Grecia, Italia, Francia, qualche scintilla di Malta, spesso penso all’arte figurativa. Eppure una delle opere, o meglio, dei complessi scultorei che più mi sono rimasti impressi nella memoria geografica sono le sculture del parco Vigeland, un’area all’interno del Frognerparken. I motivi, nel mio caso, sono molteplici:  Rilegata ad una cultura ecclesistico-museale (perdonami, non ho trovato espressioni meno pensati) mi aspetto sempre che un parco sia un luogo di contemplazione e non di riflessione e ammirazione artistica. Tanto meno di simile tipologia. Inoltre sono abituata a vedere corpi nudi e perfetti solo se raccontano di santità, divinità, eroicità epica. Ma sfido chiunque ad imbattersi in una simile altra celebrazione del corpo di uomini e donne intesi come entità caduche, fragili, isteriche e sessuate.

Co-working: per coloro che devono o vogliono trascorrere un periodo norvegese che comprenda anche ore di lavoro, esistono molti spazi di co-working (che si accompagnano ad un’accentuata e naturale attitudine degli autoctoni a lavorare nei luoghi pubblici al chiuso come caffè e pub). Il punto è che la gestione lavorativa pare essere qui molto flessibile. Questo, insieme ad uno stato sociale molto presente, ad una ricchezza molto diffusa e alla scarsa popolazione, unito ad un’attitudine poco ossessiva nei confronti della  genitorialità, consente di mettere su famiglia in età molto giovane (per strada vedrete madri e padri ventenni che pascolano bambini già auto portanti).

Ti potrebbe interessare anche l’articolo
CO-WO PER VIANDANTI, UN UFFICIO OVUNQUE NEL MONDO

Pane nero: l’ho già detto, è un mio problema: la colazione in viaggio per me è sacra. Il momento più bello. Ciò, unito al mio amore per il pane, ha creato un connubio mnemonico che…
mi è venuta fame, torno subito.

Ok, eccomi. A Oslo nei B&B o in hotel (ma anche se hai la fortuna di alloggiare presso un privato), troverai un pane nero leggermente dolciastro, ottimo sia con marmellate dolci che con il loro formaggio color caramello. Non è una cosa esclusiva della Norvegia, ma si trova anche in altri paesi del Nord Europa. Processed with Moldiv

  • A proposito di scultura, da vedere anche il ciclo ligneo che racconta la storia delle divinità nordiche, all’ingresso del municipio. La vista sul porto quando il cielo è sereno è bellissima.
  • Un posto per ottimo pane nero e formaggio scuro, è lo Stockfleths (solo che vedo che negli anni non hanno avuto l’illuminazione di dover tradurre il sito in inglese)

Breve estratto per le donne viaggiatrici

“Per quanto la sua bellezza fosse tutt’altro che convenzionale, data la forma aquilina del suo naso pendente leggermente a destra e le gambe troppo magre con i quadricipiti ipertrofici di chi ha viaggiato molto e quindi frequentato molti bagni pubblici, lei aveva quella bellezza maliarda concessa solo a chi permette al corpo di raccontare la propria storia”

Estratto “Diversamente a Sud

A tutte voi, buona primavera!

Il buon viaggio si vede dal mattino

Ma a voi, capita mai di svegliarvi e aver voglia di non essere a casa ma in hotel e di voler fare colazione ‘altrove’?

Non intendo andare in giro verso il Louvre o verso il centro di Stoccolma. Non parlo nè della voglia di vedere cose nuove tantomeno di ‘allargare i propri orizzonti’ scoprendo una nuova cultura. Parlo proprio del rituale della colazione in viaggio.

A me sì, capita spesso. In particolare nelle mattine di sole dopo diversi giorni di freddo e pioggia.

Ovunque io sia, la colazione è il rito più esotico.
E ogni tanto mi manca farlo in un posto lontano.

5 modi di vivere (davvero) Londra… più o meno low cost

Troppo cara per periodi troppo lunghi.
Non conosco l’inglese (è vado a Londra per impararlo), non posso trovare lavoro.
Piove sempre.

Tra le scuse più in voga tra chi non prende la  decisione di partire alla volta di Londra, solo all’ultima è difficile fare obiezioni o cercare rimedi.

Partendo dall’assunto che a Londra non si va certo solo per la lingua, ci sono delle esperienze nuove da prendere in considerazione per chi ha seriamente voglia di andare a stare per un periodo più o meno lungo nella capitale degli UK.

1 – Scambia casa

In genere lo fa chi ha una casa di proprietà, ma tra gli studenti è molto in voga anche per chi è in affitto e trova il consenso di proprietario e coinquilini.
Il sistema, ben rodato e ormai abbastanza diffuso, funziona così: Si dà il proprio periodo di necessità/disponibilità ad andare a Londra e qualcuno registrato sul vostro stesso sito di scambio casa sceglierà quel periodo per stare a casa tua.
oppure il proprietario/inquilino della tua futura casa londinese in quel periodo sarà in qualche altro posto del creato.
Dal momento che ci sono tantissime persone a Londra e nel mondo che vorrebbero trascorrere un gap year in Italia, è il caso di approfittare del privilegio di vivere in un paese così amato all’estero.
Andare a Londra senza spese di alloggio e quindi riducendo incredibilmente il vitto, praticamente demolisce la faccenda dei costi elevati dell’esperienza!
Alcuni siti come scambiocasa.com permettono anche di mettersi in contatto con i proprietari, primo modo per costringersi a relazionarsi in un’altra lingua.
Altri portali utili: Guesttoguest (scambio reciproco, non necessariamente contemporaneo), Homeforexchange, Homeforhome.

Potrebbe interessarti anche l’articolo
3 modi per viaggiare low cost grazie alla propria casa

2 – Vivi in casa con proprietari autoctoni 

Può in parte essere una limitazione alla tua ‘libertà’ e sarà difficile organizzare party notturni al limite della legalità. In compenso, chiedere a qualcuno di affittarti una stanza nella sua casa potendone utilizzare gli spazi quotidiani in libertà è un modo per vivere e risparmiare ed avere un contatto più diretto con qualcuno che vive a Londra e la conosce più o meno bene. Può essere utile, soprattutto all’inizio.
Basta fare in google una ricerca per landlady/landlord London e troverai diversi siti che danno indicazioni su persone (spesso adulte… o più che adulte) che affittano stanze nella propria casa.

Some of the most famous legends and fairytales were born by… a lie. Can a lie create a love, as well? Maybe… in London.

Download for free this very short love&travel novel

cover london

3 – Lavora in teatro

Se vuoi fare un’esperienza londinese ma andare fuori dal tracciato dei soliti lavori del gap year all’estero (ristorante, negozio, ragazza/o alla pari), prova a cercare lavoro in teatro per un breve periodo.
Sul sito web di quasi tutti i teatri (e ricordo che il teatro è un’istituzione culturale importante e autonoma in Inghilterra),
nella  sezione “about us” , è possibile trovare la voce“work with us/ work placement /internship ”.
Queste sono delle vere e proprie bacheche regolarmente aggiornate che pubblicizzano annunci di lavoro, posizioni volontarie, esperienze di lavoro o borse di studio.

4 – fai la spesa nei market all’aperto

Londra ha tantissimi mercati all’aperto, settimanali e quotidiani. Vi si trova di tutto, dal cibo ai fiori, all’abbigliamento agli oggetti di arredamento vintage. I più famosi, come  Portobello e Covent Garden sono ovviamente da vedere, ma per gli acquisti su base regolare vi suggerirei di affidarvi ad altri, più consueti tra gli autoctoni come il Broadway Market e il Real Food market.

Cerca su wikipedia list of markets in London.

Cerca anche i farmers’ market e diventane assidua o assiduo cliente.

5 – Fotografa i passanti e leggi nei parchi 

Ci sono delle attività che si addicono particolarmente ad ogni città. A mio avviso, i migliori hobby low cost per vivere al meglio Londra sono:
– fotografare i passanti
– leggere nei parchi quando il tempo è bello
– leggere nei caffè quando il tempo è piovoso, aspettando con nostalgia che il tempo torni ad essere bello
– Leggere nei caffè accanto alla finestra e guardare i passanti. Possibilmente per ore.
Se credi che sia noioso, forse hai ragione. Ma credo che il valore della noia vada fortemente rivalutato.

Leggi anche (se ti va)
4 consigli per annoiarsi in viaggio 

3 modi per usare la propria casa per viaggiare di più e low cost

Continuiamo a parlare del rapporto dicotomico (ma anche no) tra Viaggio  e Casa.

Se hai una casa di proprietà è possibile utilizzarla per viaggiare di più, meglio (ad esempio vivendo come una persona del luogo) e a costi più bassi.
Vediamo come, grazie a tre idee geniali venute negli ultimi anni al popolo del web.

1 – Home Restaurant
Il primo esempio lo devo alla cronaca e ai post virali degli ultimi giorni. Sappiamo ormai quasi tutti della tendenza che si sta diffondendo in Europa e piano (molto piano rispetto alla media europea ma molto velocemente rispetto alla velocità media italiana) anche in Italia del Home Restaurant.

Come asserito anche dal Sole24Ore, hanno poco a che fare con i guerrilla restaurant, al limite della clandestinità.
I ristoranti casalinghi, se seguono determinate e poche norme, sono legali, pagano un minimo di tasse e permettono a chi ne gestisce uno di guadagnare legalmente. Anzi, alcuni progetti sono anche appoggiati ufficialmente da istituzioni, come nel caso de Le Cesarine di Bologna, che hanno il patrocinio del Ministero delle politiche agricole.

Molti home restaurant sono nati e continuano  nascere registrandosi su Airbnb, altri si riuniscono in community o consorzi più o meno grandi con i quali è possibile scegliere date, menu, luogo ed effettuare i pagamenti direttamente on line.
Ad esempio, chi si vuole unire ad una cena casalinga su Roma può connettersi alla community Ceneromane. 

Per aprire un home restaurant non servono certificati sanitari. Se si tratta di attività lavorativa occasinale (sino a 5.000 euro all’anno) non serve partita iva.
Cercate una social community più vicino alla vostra area (ricerca in google es: ‘Home restaurant Palermo’ e chiedete se e come potervi unire a loro). Oppure aprite un vostro sito/blog con annessi social network.
Se serve ulteriore aiuto o consulenza su come divulgare la notizia e avere i primi clienti, contattatemi in privato 🙂

Quello che guadagnate potrebbe essere il budget del prossimo viaggio e un modo per stringere amicizie e contatti.

2 – Nightswapping
Si tratta della versione avanzata dei couchsurfing perché mentre questi ultimi sono per lo più autogestiti, il nightswapping ha dei requisiti precisi da rispettare in termini di letto, bagno e posto che si mette a disposizione dell’ospite.
Basato su un concetto unico di scambio di notti, il Nightswapping offre a privati, proprietari e affittuari la possibilità di andare in vacanza senza più pagare l’alloggio. Per ogni persona che si ospita, si guadagnano punti che permetteranno di soggiornare presso un altro nightswapper in un’altra parte del mondo.
A questa tipologia di scambio non partecipano solo giovani ma anche famiglie e pensionati; i criteri di feedback su ogni casa ospitante sono abbastanza ‘severi’.
In teoria non dovrebbero verificarsi gli inconvenienti in cui spesso si sono imbattuti giovani viaggiatori low budget che si aspettano un letto nel centro di Barcellona per poi trovarsi con una poltrona o un materasso a terra in un sottoscala.
Anche in questo caso la registrazione su un portale ufficiale di NIGHTSWAPPING è garanzia e garante (fate una ricerca in google usando questa parola chiave e scegliete quello che vi convince di più (cosmopolite home non è male, ed è il portale con più visite e recensioni).

Ti potrebbe interessare
Anche questo articolo
Sul rapporto tra Casa e Vagabonde

IMG_0504

3 – scambio casa
Per i periodi più lunghi, lo scambio dell’abitazione è una soluzione ottima.
Hai una casa di proprietà e vuoi/devi andare per qualche mese in un’altro posto? In Nord Europa è molto diffusa la pratica dello SCAMBIO CASA, ovvero trovare una persona che ha necessità di spostamento nella tua città per un periodo simile al tuo, con la quale fare un vero e proprio scambio di abitazione.
Può essere un modo per ammortizzare i costi di soggiorno, cosa non da poco. Sulle bollette e i consumi, si possono (direi si devono) stringere degli accordi scritti basati sul consumo medio del proprietario nella propria casa. Esempio: io lo scorso anno da gennaio a maggio ho speso TOT di acqua, luce e gas. Chi viene a stare in casa non dovrà superare questa soglia, pena il rimborso degli esuberi. Se la casa che date è spesso disabitata, quindi con poco consumo, è possibile calcolare un deposito cauzionale forfaittario.
Per la gestione di questi accordi è meglio rivolgersi ad una delle agenzie on line che se ne occupano e non fare tutto da soli soprattutto se si tratta della prima esperienza.

Altre idee?

 

4 cose sui traslochi (per chi ne fa troppi) e le fasi di transito

Uno spazio che possa essere definito ‘casa’ è per me come una stanza per Virginia.
Un posto tutto mio, con tutto il mio ordine/disordine, rituali, punti di fuga.
Si va in giro per aspettare domani ed avere nostalgia?
Ecco, casa è il posto per avere nostalgia, almeno per me.

Ma ognuno ha il suo modo di vivere e percepire le fasi stanziali e anche la casa.
Ciò che accomuna il 79.4% delle viaggiatrici (e nel 26% dei casi  anche dei viaggiatori) che ho incontrato e avuto il tempo di conoscere abbastanza bene – dati ottenuti dal mio generatore automatico di percentuali – è una serie di effetti collaterali comuni ai traslochi e alle fasi transitorie tra un posto e l’altro, che per una serie di ragioni e atteggiamenti anacronistici ci si ostina a chiamare casa.

In dieci anni, ne ho cambiate sette. Nella fasi di transizione, quelle in cui tutta la propria vita è compressa in un numero limitato di pacchi e valigie, ho osservato alcuni dei seguenti aspetti:

1 – assenza a me stessa
Impossibile svolgere alcuna attività che richieda concentrazione e consapevolezza.
Dermatiti acute, irregolarità intestinale, capelli secchissimi.
Per quanto riguarda il lavoro, lo ammetto, non riesco a seguire i consigli su come ricreare più o meno ovunque l’ambiente lavorativo.

2 – sciatteria
Guardando il film Colazione da Tiffany, ho trovato adorabile il modo con cui il regista ha voluto tradurre ciò che nel libro di Capote era scritto sulla porta (o citofono) di Holly. ‘In transito’.
Quella casa è l’identità stessa di Holly. Una volta arredata e sistemata (quando lei si sta per sposare) perde ogni forma di eleganza. Patetico il tentativo dei costumisti di far perdere eleganza anche a Audrey, ma ci hanno provato.
Ogni eleganza per me è perduta nelle fasi vere di transito.
Quante valigie devo aprire prima di trovare i miei anellini e orecchini, prima di trovare quella gonna carina e quella giacca tanto bella? Quanta entropia (ulteriore) si dovrà generare?
Troppe valigie, troppa entropia. Troppo tempo.
Terrò questi due jeans e queste tre megliette/maglioni sinchè questo inferno non sarà finito

6b_large

3 – giri vorticosi nel vuoto
Non si tratta di una metafora. Parlo proprio dei giri su me stessa guardando nel vuoto alla ricerca delle chiavi/cappello/macchina fotografica/penna che saranno nella borsa usata stamattina o nel pacco aperto ieri? Boh.

Spesso tutto è in tasca. Le tasche che già di abitudine sono dei buchi neri, in questi periodi sempre troppo lunghi diventano dei contenitori insostituibili di tutte le cose indispensabili.
Anche se alla fine me ne dimentico sempre e sono sempre l’ultimo posto in cui controllo.

 

4 – pacchi che restano chiusi
Avete mai notato che dopo ogni trasloco salta fuori un pacco che non avevamo visto e quindi riaperto?
E che cosa ci sarà lì dentro? (perché nella fretta di ogni cambio casa, figurati se si scrive sui pacchi che cosa c’è dentro… tanto sono solo due o tre scatole).
Di certo nulla di indispensabile visto che ho già sistemato tutto quello che mi serve.
Quindi restano da qualche parte, fermi. In un ripostiglio o garage, in un porta tuttoeniente dell’IKEA, assieme a buste cartonate in cui ci sono le cose uscite dalle varie case, cui non eravamo pronte a rinunciare perché troppo prese dalla fretta di ricreare casa in un altro posto.

Sono certa che potrei arrivare a sette, almeno.
Ma sono in un posto piccolo, circondata di pacchi e polvere, in attesa di trasferirmi nell’ennesimo posto erroneamente chiamato casa.
Non sono né ispirata né presente a me stessa.
E fosse per me, ora come ora, farei un rogo con tutti questi pacchi. Tanto le cose indispensabili sono sempre tutte fuori.